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Progetti

Movimento nazionale “Prima la Comunità”: insieme per il benessere di ogni persona

Se la salute non è solo sanità, va da sé che la comunità ne è l’unica vera protagonista, perché è il contesto che sprigiona tutte le risorse per garantire il benessere dei cittadini attraverso la famiglia, la scuola, l’ospedale, i servizi sociali e sanitari, la cultura, le agenzie sportive, i luoghi di aggregazione. Convinzione che diventa vitale se i soggetti della società civile si riuniscono, si confrontano e prendono parola.

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    L’esperienza di “Una comunità che si prende cura”

    L’Associazione “La Bottega del Possibile” sta sperimentando dal 2016 a Piossasco, insieme ai partner del territorio, nuovi percorsi e luoghi di cura, interventi e servizi di sostegno alla domiciliarità per la popolazione anziana, attraverso l’integrazione tra i Servizi Sociali e Sanitari, tra soggetti pubblici e del privato sociale e tra differenti professioni.

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      Progetto spazio alpino CoNSENSo

      L’invecchiamento della popolazione rappresenta una sfida importante per il servizio pubblico che ha bisogno di trovare soluzioni innovative per rispondere alla crescente domanda di cure sanitarie e offrire un’adeguata accessibilità ai servizi assistenziali a questa popolazione. Il progetto CoNSENSo, finanziato dal programma europeo INTERREG, propone un modello di presa in carico e supporto alla popolazione anziana, centrato su un’unica figura professionale, l’infermiere di famiglia e comunità (IFeC).

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        Il programma Habitat-Microaree di Trieste.

        Trieste e la sua provincia  con circa 235.000 abitanti costituiscono una realtà pilota, precorritrice di fenomeni destinati a emergere sull’intero territorio nazionale. A fronte di una tendenza al calo progressivo del numero di abitanti, l’invecchiamento della popolazione ha provocato un profondo mutamento nella struttura demografica della città.

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          L’infermiere di comunità: un elemento strategico del welfare comunitario generativo

          Il progetto “Infermiere di Comunità” è nato sperimentalmente nell’ambito dell’ex Azienda per i Servizi Sanitari n. 5 Bassa Friulana nell’anno 1999 e si è sviluppato nell’arco di 20 anni, apportando, all’offerta sanitaria degli utenti, un notevole valore aggiunto in termini di soddisfazione del servizio reso.

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            Sperimentare nuovi servizi in montagna: il progetto “Cuore solidale”

            Il progetto “Coeur Solidaire”  di cui la Città Metropolitana di Torino è capofila, affronta il difficile tema della definizione ed erogazione di servizi alla popolazione in territori montani.

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              L’esperienza dell’Emilia-Romagna sulla misura e il contrasto delle disuguaglianze

              Il 10 maggio si è tenuto a Bologna il seminario “Equità in salute. Evidenze quantitative ed esempi di azioni di promozione”. In quell’occasione è stato presentato il dossier con i risultati della mortalità, generale e per cause, in relazione alle condizioni socioeconomiche nell’ambito dello Studio Longitudinale emiliano che include i residenti nei comuni Bologna, Modena e Reggio Emilia tra il 2001 e il 2016.

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                L’ Equità nei piani di prevenzione in Italia

                Si è tenuto a Roma nei giorni 6 e 7 maggio il primo modulo formativo per stimolare e accompagnare tutte le Regioni a prendere iniziative concrete per ridurre le disuguaglianze di salute, inserendo nel loro Piano Regionale di Prevenzione azioni in questo senso.

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                  I documenti a supporto delle Regioni

                  Le sei Regioni che hanno sperimentato il processo dell’HEA per riorientare le azioni del Piano di Prevenzione verso l’equità hanno anche elaborato  revisioni di letteratura a supporto delle azioni implementate.

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                    Dai dati alle politiche, l’esperienza di Torino di coinvolgimento degli stakeholder

                    Si è recentemente conclusa un’esperienza locale di coinvolgimento dei portatori di interesse (stakeholder engagement), realizzata a partire dalla pubblicazione di un rapporto sulle disuguaglianze di salute nella città di Torino. L’intero processo, guidato da un gruppo di ricerca coordinato dal Servizio di Epidemiologia della Regione Piemonte (SEPI) è partito dall’analisi di risultati epidemiologici e ha creato uno spazio di discussione inedito basato sulla cooperazione e sullo scambio di esperienze tra gli attori coinvolti.

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