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L’Italia alla guida di un nuovo progetto europeo per la lotta alle disuguaglianze sociali nella salute

Si chiama JAHEE, termine che in swahili significa “dignità”, ed è l’acronimo di Joint Action Health Equity Europe, nuovo progetto per il contrasto alle disuguaglianze sociali nella salute finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del terzo Health Programme 2014-2020 e di cui si è tenuto il kickoff meeting a Lussemburgo il 21 e 22 giugno 2018.

All’evento inaugurativo hanno partecipato delegati istituzionali di tutti i partner del progetto, 46 enti provenienti da 25 Paesi europei (Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Lituania, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia) e coordinati dall’Istituto superiore di sanità, con la collaborazione del Ministero della salute, dell’Agenzia regionale per i servizi sanitari, dell’Istituto nazionale per il contrasto alle malattie della povertà e della migrazione e del Servizio di Epidemiologia dell’ASLTO3 della Regione Piemonte.

Il progetto si prefigge, dopo anni di fondi europei destinati allo studio e interpretazione delle cause sociali delle disuguaglianze di salute e di tentativi di quantificazione dell’impatto dei determinanti sociali, di accompagnare e sostenere il cambio di paradigma già in atto nel mondo dell’epidemiologia e della sanità pubblica, ovverosia lo spostamento del focus di analisi dalla ricerca all’azione. Obiettivo di JAHEE è infatti promuovere l’implementazione concreta di azioni di contrasto e di politiche capaci di interrompere o quanto meno ostacolare efficacemente e in differenti contesti geografici e sociali i meccanismi per i quali al decrescere della posizione socioeconomica degli individui si tendono a rilevare sistematicamente outcomes di salute peggiori in termini di mortalità, morbosità e benessere psicofisico.

La Joint Action ha dunque lo scopo di favorire:

  • il miglioramento della pianificazione e dello sviluppo di politiche volte a contrastare le disuguaglianze di salute sia in ambito europeo che nazionale, regionale e locale;
  • l’aumento di un interscambio tra gli Stati Membri sulle azioni messe in atto in tema di disuguaglianze di salute;
  • l’individuazione dei fattori che hanno contribuito ad aumentare o a contrastare le disparità in tema di salute.

In particolare, la Joint Action è strutturata in 5 differenti work package tematici (monitoraggio, contesti quotidiani di vita, immigrazione, assistenza sanitaria e governance e approccio Salute in tutte le politiche), ognuno dei quali organizzato con proprie attività di lavoro e affidato al coordinamento di un diverso ente nazionale, esperto nel campo. Tutti i Paesi hanno dunque dovuto scegliere, tra questi, gli ambiti su cui concentrare la propria partecipazione, sulla base del proprio interesse e della propria agenda nazionale o regionale, sapendo che relativamente ad ogni dimensione selezionato, l’impegno richiesto prevede la realizzazione condivisa di un framework concettuale, la diagnosi del livello di avanzamento nazionale nella capacità di contrasto e la costruzione, lungo i tre anni, di almeno 1 azione volta a ridurre le disuguaglianze di salute sul proprio territorio.

Tutti i Paesi, inoltre, dovranno copartecipare ai work packages orizzontali e obbligatori, tra le cui voci tradizionalmente presenti nell’architettura delle Joint Action europee (coordinamento, comunicazione e valutazione) è stato aggiunta per la prima volta anche una quarta linea di lavoro dal titolo “integrazione nelle politiche nazionali e sostenibilità“. Proprio questo è stato il work package affidato all’ASLTO3, che avrà dunque un ruolo fondamentale per la riuscita del progetto, in quanto dovrà impedire che le azioni implementate dai vari partner rimangano tentativi di contrasto isolati e promuoverne, al contrario, l’inserimento coerente in strategie più ampie (o, se assenti, le promuovano), facilitando nel contempo la responsabilizzazione dei decision maker e il coinvolgimento degli stakeholder, a livello europeo e nazionale.

“Siamo felici di guidare un programma d’azione così importante – ha affermato Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità – l’equità nella salute rappresenta una sfida cruciale per l’Unione poiché tutelare il diritto alla cura senza discriminazioni e secondo principi di universalità e solidarietà significa poter continuare a scrivere altre pagine di storia nel solco della tradizione democratica dell’Europa”.

Sintesi a cura di Michele Marra, Servizio Sovrazonale di Epidemiologia ASL TO3