Comprendere le cause delle malattie, progettare strategie di prevenzione e valutarne gli effetti nel tempo: sono questi i tre assi portanti che hanno guidato il 50° Congresso dell’Associazione italiana di epidemiologia (AIE), svoltosi quest’anno in concomitanza con i cinquant’anni della rivista Epidemiologia & Prevenzione. Quest’anno il Convegno si è svolto a Trieste, città simbolo per le battaglie compiute da Franco Basaglia che ha portato alla chiusura dei manicomi e all’emanazione della storica legge 180 del 1978. Ampio lo spazio dedicato al tema della salute mentale a partire dai determinanti per arrivare a descrivere percorsi virtuosi di presa in carico delle persone che soffrono di questi problemi.
In questo articolo si fa una sintesi delle relazioni presentate nell’ambito della sessioni plenarie che, a giudizio della scrivente, sono di interesse per chi si occupa di equità e contrasto alle disuguaglianze di salute.
Sessione “Cause”
Nella prima sessione segnaliamo un intervento interessante dal titolo“Nuovi determinanti della salute mentale” a cura di Gian Maria Galeazzi dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Tra i nuovi determinanti della salute mentale si cita l’iperconnesione, la solitudine che colpisce sia giovani che anziani residenti in grandi centri urbani, l’eco-ansia avvertita, in modo particolarmente intenso, dalle nuove generazioni. Alcuni fattori, come la migrazione, la povertà e la gig economy, non sono fenomeni nuovi. Tuttavia, negli ultimi dieci anni il loro impatto sulla salute mentale è diventato sempre più significativo.
Sempre nella stessa sessione segnaliamo l’intervento dal titolo “Determinanti commerciali della salute: quando le strategie di profitto diventano “agenti patogeni” a cura di Alice Fabbri dell’Università di Bath. La letteratura ha identificato in quattro determinanti commerciali – tabacco, alcol, cibi ultra-processati e combustibili fossili – la responsabilità di un terzo delle morti premature a livello globale. Ad essere più esposti alle strategie di marketing aggressive dell’industria sono le persone più svantaggiate. La relazione si è focalizzata sull’influenza che le multinazionali esercitano sulla ricerca, ad esempio finanziando programmi che enfatizzano i benefici dell’attività fisica su obesità e malattie metaboliche per distrarre l’attenzione dal ruolo dei cibi-ultraprocessati.
Per approfondire
I Determinanti commerciali della salute: una bussola per orientare le azioni future
I determinanti commerciali della salute: come influiscono sulla salute e l’equità – Dors
Sessione “Interventi”
In questa sessione per il tema equità segnaliamo l’intervento “Dalla co-produzione alla scalabilità: strategie di design per interventi sostenibili” a cura di Giorgia Gon della London School of Hygiene and Tropical Medicine.
Giorgia Gon ha presentato alcuni interventi, realizzati in zone dell’Africa Sub-Sahariana, progettati e realizzati insieme ai destinatari dell’intervento spiegando come il loro coinvolgimento aiuti nell’identificare le priorità di azione e renda sostenibile l’intervento. Ha poi illustrato come si può adattare a contesti diversi avendo ben chiaro quali caratteristiche dell’intervento devono rimanere costanti e quali possono essere adattati e modificate.
Ha destato interesse anche la relazione “Interventi di promozione della salute in persone con disturbi di salute mentale” da parte di Alessandro Saullo che lavora presso i Servizi di Salute Mentale di Gorizia.
Nella sua relazione ha descritto come sono organizzati i Centri di Salute Mentale nella sua Regione, sottolineando che non ci sono più contenzioni meccaniche e come la persona che vi approda viene aiutata non solo ad affrontare e gestire il problema di cui soffre ma anche a risolvere altri aspetti della quotidianità come la casa e il lavoro attraverso l’interazione con i servizi sociali. Si è parlato di budget di salute, uno strumento innovativo che permette di impostare progetti individualizzati e che presenta anche numerosi vantaggi in termini economici rispetto al ricovero ospedaliero.
Conclude la presentazione con queste parole “La libertà è terapeutica ma richiede organizzazione, risorse e coraggio”
Sessione “Impatto”
In questa sessione segnaliamo l’intervento di Massimo Semenzin dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina che ripercorre le tappe con cui si è arrivati a scrivere la legge Basaglia del 1978 e descrive l’impatto che ha avuto nei decenni successivi fino ad oggi.
Segnaliamo infine la relazione “Come monitorare l’impatto sociale e di salute delle politiche” a cura di Elisabetta Notarnicola dell’Università Bocconi che ha affrontato il tema della valutazione delle politiche pubbliche e di come sia sempre più necessario affiancare alla consueta valutazione sugli outcome anche quella sull’impatto sociale e sistemico, intendendo con impatto sociale “il cambiamento positivo, significativo e intenzionale che le azioni di un’organizzazione generano nel lungo periodo sul benessere delle persone e delle comunità, contribuendo a rispondere a sfide sociali rilevanti”.
Nella figura sottostante, tratta dalle slide, si presentano i vari step del processo di valutazione

Sintesi a cura di Luisella Gilardi – Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, ASL TO3 – Regione Piemonte
