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Più problemi mentali per i figli degli immigrati dal Sud negli anni del boom economico

Lo rileva uno studio realizzato dall’Università di Torino e dal Servizio di Epidemiologia della ASL TO3 che ha analizzato la salute mentale dei figli di immigrati dal Sud Italia negli anni 50-70, che hanno vissuto la loro infanzia a Torino durante il miracolo economico, confrontandola con quella dei figli di nativi.

Questo studio analizza, combinando metodi di ricerca qualitativi e quantitativi, la salute mentale dei figli di immigrati dal Sud Italia negli anni 50-70, che hanno vissuto la loro infanzia a Torino durante il miracolo economico, confrontandola con quella dei figli di nativi. Lo studio osserva, nella popolazione di soggetti residenti a Torino e nati tra il 1956 e il 1980, un eccesso di psicosi, rilevata per mezzo dei ricoveri ospedalieri, tra i figli degli immigrati dal Sud di circa il 60%. Questo risultato è interpretato dagli autori per mezzo di un’analisi secondaria delle storie di quasi 250 figli di immigrati dal Sud durante il boom economico, ottenute per mezzo di interviste da parte di sociologi e antropologi a partire dagli anni 60. Sulla base dell’analisi di queste interviste e di altri documenti storici, gli autori dello studio affermano che l’eccesso di rischio di psicosi osservato è spiegabile principalmente dalle esperienze di esclusione e discriminazione sociale vissute nei primi anni di vita dai figli degli immigrati dal Sud Italia. Questo processo aveva già riguardato i loro genitori, con sistematici fenomeni di discriminazione nella ricerca di un’abitazione e di un lavoro, e nelle peggiori condizioni lavorative e retributive, che sicuramente hanno avuto importanti ricadute sulle condizioni di vita materiali e sociali dei figli durante l’infanzia. A questo si deve aggiungere l’incapacità del sistema scolastico torinese di venire incontro ai bisogni formativi dei nuovi venuti, che ha ridotto, anche attraverso la creazione di classi differenziali ghetto in cui essi venivano concentrati, la loro possibilità di acquisire le capacità richieste per entrare in un mercato del lavoro competitivo, che inoltre si sarebbe rapidamente contratto negli anni successivi. Dato che le traiettorie biografiche degli immigrati dal Sud nella seconda metà del XX secolo presentano molte somiglianze con quelle dei immigrati internazionali, una riflessione sulle prime può aiutare a migliorare il processo di integrazione sociale dei secondi.

Accedi all’abstract dello studio: Cardano M, Scarinzi C, Costa G, d’Errico A. Internal migration and mental health of the second generation. The case of Turin in the age of the Italian economic miracle. Soc Sci Med. 2018 Jul;208:142-149

Sintesi a cura di Angelo d’Errico, Servizio di Epidemiologia ASL TO3