L’obbligo vaccinale: il ruolo della comunicazione

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1429622887_vaccini-em-600x335Da una ricerca realizzata dalla Regione Veneto emerge che i genitori che non vaccinano i figli sono cittadini italiani, con scolarità più elevata , maggiore età media, hanno più figli e ci sono più madri impiegate in ambito sanitario. Occorre quindi agire su questa fascia di popolazione per aumentare la copertura vaccinale, oggi in calo?

Si propone un articolo di riflessione sul ruolo della comunicazione e dei servizi sanitari che riassume i temi chiave discussi nell’ambito del seminario “L’allarme sulle coperture vaccinali in calo in Italia: come recuperare la fiducia dei cittadini?” tenutosi lo scorso dicembre presso il Servizio di Epidemiologia della ASL TO3 della Regione Piemonte.

A cura di Luisa Mondo, Servizio di Epidemiologia della ASLTO3

In Italia, le vaccinazioni sono state introdotte con singoli provvedimenti, in successione cronologica man mano che il progresso scientifico rendeva disponibili nuovi preparati.

A seconda dell’infezione da prevenire e della modalità di contagio, alcune sono state rese obbligatorie per date classi di età (difterite, tetano, polio, epatite B) o per categorie di esposti (tetano, TB, tifo) mentre altre sono state considerate facoltative/ raccomandate.

Le vaccinazioni obbligatorie sono state introdotte, a partire dal 1939 con l’antidifterica per gli adulti, proprio per garantire a tutti la possibilità di prevenire problemi di salute anche molto gravi. Grazie all’obbligo della vaccinazione, lo Stato ha garantito il diritto alla prevenzione, facendosi carico sia dell’offerta del servizio, che della sua distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale. Le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate rientrano infatti nei livelli essenziali di assistenza e vengono offerte attivamente e gratuitamente, ma gli obiettivi di salute prefissati sono stati raggiunti soltanto per malattie infettive per le quali è prevista la vaccinazione obbligatoria (1).

L’obbligo vaccinale però ha anche mostrato dei limiti: la pratica della vaccinazione si è in parte trasformata in azione “burocratica” per il personale sanitario, sì è diffusa l’idea -scorretta- che solo ciò che è obbligatorio è importante e utile e -come sempre avviene in caso di imposizioni- si è innescato un meccanismo di rifiuto ideologico.

Inoltre, il dualismo tra vaccinazioni obbligatorie e raccomandate, viene percepito come utilità certa delle prime ed una importanza minore delle seconde rendendo più difficile un’adesione ottimale a queste ultime.

Il Consiglio Superiore di Sanità, già nel 1995 ravvisava l’opportunità di considerare, in virtù dell’evoluzione culturale ed economica della società italiana, lo spostamento delle vaccinazioni dagli interventi impositivi a quelli della partecipazione consapevole della comunità. Il superamento dell’obbligatorietà delle vaccinazioni può essere realizzato solo nel lungo termine, con interventi graduali che permettano di consolidare e migliorare i risultati fin qui raggiunti in termini di prevenzione delle malattie bersaglio.

Inoltre, l’esistenza di un sistema vaccinale che prevede la coesistenza di vaccinazioni obbligatorie ed altre raccomandate ha ostacolato, relativamente a queste ultime, l’ottenimento di risultati efficaci: agli occhi della popolazione e, purtroppo, anche di alcuni medici, pare vi sia un’utilità certa delle prime ed una importanza minore delle seconde.

Il rapporto tra la percezione del rischio nei confronti della vaccinazione e quella nei confronti della malattia si sono modificati nel tempo: man mano che le vaccinazioni manifestano il loro grande valore, aumenta nell’opinione pubblica la percezione che i rischi legati alla vaccinazione non siano da riferirsi a rari casi, ma siano più frequenti di quanto venga affermato dalla classe medica(2).

L’esistenza di un obbligo porta, immancabilmente, al fatto che alcuni si oppongano: molti dei genitori che, al primo contatto con il servizio vaccinale, dichiarano di rifiutare le vaccinazioni sono persone con cui è possibile mantenere una comunicazione e, nel tempo, può accadere che decidano di vaccinare, anche se a volte con modalità che possono apparire bizzarre (per esempio: solo l’antitetanica, un vaccino alla volta, tutti i vaccini dopo l’anno d’età, tutti i vaccini tranne l’antiepatite B), decisione che si concretizza al termine di un percorso che richiede fatica e pazienza da parte degli operatori sanitari (3)

Nel rispetto delle scelte degli obiettori è fondamentale che i medici conoscano i documenti internazionali sui diritti inviolabili della persona (Codice di Norimberga, dichiarazione di Helsinki, Convenzione europea di Oviedo sui diritti dell’uomo, biomedicina) così come della Costituzione italiana (art. 32) e del Codice di deontologia medica: documenti che chiariscono i principi etici sui quali si basa il diritto delle persone di essere informate in modo corretto e completo, di esprimere la propria volontà, e di dar forma alla propria esistenza (4).

Le discussioni intorno alle politiche vaccinali dipendono, almeno in parte, dalla difficoltà di comunicare in modo adeguato le informazioni disponibili, in particolare:

– l’entità dei benefici attesi sia a livello individuale che collettivo, diversa a seconda dei vaccini (a fronte di benefici più limitati aumenta l’enfasi sui rischi potenziali e sui livelli di incertezza);

– i possibili rischi per coloro che si vaccinano, i quali vanno analizzati in relazione ai benefici che contiamo di ottenere;

– il livello di incertezza sui dati disponibili: comunicare in modo adeguato significa fornire informazioni accurate, esaurienti e non paternalistiche su quello che si conosce relativamente ai benefici e ai rischi, inclusi i margini di incertezza (5)

Nell’ambito dei rischi è importante ricordare che le vaccinazioni raccomandate godono della stessa tutela legale (art. 1 della legge n. 210 del 25 febbraio 1992 che prevede il diritto all’indennizzo per chiunque abbia riportato lesioni o infermità permanenti a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge) delle vaccinazioni obbligatorie La Corte Costituzionale si è pronunciata con la sentenza n. 27 del 1998 “non vi è ragione di differenziare il caso in cui il trattamento sanitario sia imposto per legge da quello in cui esso sia, in base ad una legge, promosso dalla pubblica autorità in vista della sua diffusione capillare nella società. Una differenziazione riserverebbe a coloro che sono stati indotti a tenere un comportamento di utilità generale per ragioni di solidarietà sociale un trattamento deteriore rispetto a quello che vale a favore di quanti hanno agito in forza della minaccia di sanzione“.

Per conoscere meglio l’opinione dei genitori obiettori, in Veneto è stata condotta un’indagine sui Determinanti del Rifiuto dell’ Offerta Vaccinale nella RegioneVeneto programmata in seguito alla sospensione dell’obbligo vaccinale nella Regione Veneto disposto dalla Legge Regionale n.7 del 23.3.07 divenuta operativa il primo gennaio del 2008, finalizzata a comprendere meglio le ragioni del rifiuto. I genitori che non vaccinano sono cittadini italiani, con scolarità più elevata (in particolare la madre – la più coinvolta nel processo decisionale), maggiore età media, hanno più figli, con una maggior presenza di madri impiegate in ambito sanitario.

Globalmente emerge il bisogno di un’informazione maggiore, più trasparente, indipendente e omogenea, in particolare sulle reazioni avverse e sulla diffusione e pericolosità delle malattie prevenibili

In conclusione, da una prima analisi dei dati, le azioni suggerite dalla ricerca sono:

  1. strutturare i servizi vaccinali per garantire un’offerta attiva delle vaccinazioni con appropriate modalità di counselling
  2. intervenire nel web per fornire informazioni trasparenti e complete, intervenendo sui contenuti infondati e fuorvianti, rilevati periodicamente
  3. migliorare il sistema di informazione sui dati reali relativi alle reazioni avverse
  4. attivare un sistema di informazione per i genitori e gli operatori sanitari sulle epidemie da malattie prevenibili con le vaccinazioni

Il superamento dell’obbligo vaccinale è un obiettivo ambizioso da raggiungere, che necessita di rispetto tra operatori e genitori (malgrado posizioni spesso opposte e rifiuti piuttosto agguerriti) e di una corretta ed esaustiva informazione su tutti gli aspetti della prevenzione primaria.

Riferimenti

1) Vaccinazioni: tra obbligo e scelta consapevole, Stefania Salmaso,

http://www.epicentro.iss.it/discussioni/vaccinazioni/salmaso.asp

2)  Etica delle vaccinazioni, consenso informato e superamento dell’obbligo vaccinale, Franco Barghini, http://www.epicentro.iss.it/discussioni/vaccinazioni/barghini.asp

3)  Vaccinare: un diritto, non un’imposizione, Franco Giovanetti,

http://www.epicentro.iss.it/discussioni/vaccinazioni/obbligo.asp

4) Per superare l’obbligo vaccinale più consapevolezza, informazione e organizzazione, Luisella Grandori,

http://www.epicentro.iss.it/discussioni/vaccinazioni/grandori.asp

5) I vaccini sono farmaci Giuseppe Traversa e Roberto Raschetti, Epidemiol Prev 2015; 39 (3), 145-146

6)  http://www.genitoripiu.it/documents/uploads/7_azioni/vaccinazioni/dialogo%202012.pdf