Vai al contenuto

Disuguaglianze di salute

Oltre il mito del lavoratore ospite: seconde generazioni, salute e futuro demografico

boy in black jacket standing near people during daytime
Tempo di lettura: 3 minuti

Dal 20 al 23 maggio 2026 si è tenuto a Brescia il XVIII congresso nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. Trattandosi di una società scientifica multidisciplinare, i temi relativi alla salute dei migranti sono stati trattati in ottica di prevenzione e cura, legale, sociale, di comunicazione.

Nella sessione di apertura la professoressa Laura Zanfrini 1 ha spiegato che i figli dell’immigrazione costituiscono una presenza inattesa: la loro stessa esistenza sconfessa al mito del lavoratore ospite ossia  l’illusione di un’immigrazione temporanea, strettamente funzionale all’esigenza del mondo produttivo, che caratterizzava i regimi migratori del dopoguerra.
Questi bambini e ragazzi compongono un universo eterogeneo, ci sono quelli della 2ª generazione nativa o primaria, nati nel paese d’immigrazione; ci sono quelli di 2ª generazione impropria che sono arrivati prima dei 6 anni e quindi dall’inizio del loro ciclo scolare; quelli di 2ª generazione spuria che sono arrivati alle soglie o durante l’adolescenza, dopo che i meccanismi fondamentali della socializzazione hanno sviluppato la loro azione. Per questi ultimi il ricongiungimento con i genitori, nel Paese d’immigrazione, può costituire un evento traumatico per il taglio da amici e parenti con cui si è vissuti fino a quel momento e per le contemporanee difficoltà di inserimento a scuola spesso accompagnate dalla disillusione legata alle effettive condizioni di vita dei genitori.

Hanno molte caratteristiche positive, quali il bilinguismo, le competenze interculturali, motivazione, desiderio di riscatto, capacità di convivere con precarietà e incertezza, ma vivono anche la difficoltà di trovare equilibrio tra 2 mondi. Essendo originari di famiglie che si concentrano nei gradini più bassi della scala sociale, appaiono le vittime predestinate della trasmissione degli svantaggi sociali: potrebbero non beneficiare di tutti quei vantaggi spendibili nel mercato del lavoro, che li renderebbero vincenti nel quadro di una società globalizzata e interconnessa.

In Italia, cinquant’anni fa, per ogni anziano di 80 anni e oltre si contavano 9 bambini al di sotto di 10 anni, oggi per ogni anziano di 80 anni e oltre non c’è neppure un bambino. Tale situazione impone un ripensamento del modo in cui la società funziona e delle basi della sostenibilità: senza queste nuove generazioni ci ritroveremmo ad affrontare problemi maggiori con una popolazione sempre più piccola e più anziana, meno studenti nelle scuole, meno lavoratori in futuro, maggiore carenza di personale, minor crescita economica potenziale. Una popolazione in diminuzione tende a consumare meno, innovare meno e produrre meno nel lungo periodo, a parità di altre condizioni. 

Per creare sostenere contesti di vita attenti ai bisogni di minori figli di immigrati serve che l’intera comunità educante (famiglie, scuola, enti locali, servizi sociosanitari) si attivi per giocare il ruolo di supporto e accompagnamento orientato alla promozione dello sviluppo del loro potenziale di salute. E’ anche necessario riconoscere tempestivamente eventuali segnali di disagio, rafforzare l’accoglienza e il senso di appartenenza dei minori con percorso migratorio, potenziare le competenze psico emotive e relazionali (Diletta Bardazzi, Atti SIMM 2026).

Il professor Santino Severoni, OMS Ginevra, ha spiegato come oltre un miliardo di persone in movimento nel mondo siano spinte da una combinazione di conflitti, fattorie economici, cambiamenti ambientali e pressioni demografiche. Si tratta di tendenze strutturali che influenzano sempre di più i bisogni sanitari, l’erogazione dei servizi e la resilienza dei sistemi sanitari a livello globale. 

Migranti i rifugiati si trovano spesso ad affrontare ostacoli, quali vincoli legati allo status giuridico, accesso al limite dei servizi discriminazione e condizioni di vita precarie, che contribuiscono alle disuguaglianze negli esiti di salute.
Il secondo Rapporto Mondiale dell’OMS sulla salute dei rifugiati e dei migranti, intitolato “Rapporto mondiale sulla promozione della salute dei rifugiati e dei migranti: monitoraggio dei progressi sul piano d’azione globale dell’OMS“, presenta la prima analisi dell’attuazione, nei paesi, del Piano d’Azione Globale dell’OMS per la promozione della salute dei rifugiati e dei migranti 2019–2030 (GAP) basandosi sui risultati della prima Indagine Globale dell’OMS sulla Salute e la Migrazione, a cui hanno partecipato 93 Stati membri di tutte e sei le Regioni OMS (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo orientale, Pacifico occidentale e Sud-est asiatico), nonché a casi di studio raccolti nel dashboard dell’OMS sulle Esperienze Globali nella Promozione della Salute dei Rifugiati e dei Migranti. E’ strutturato attorno alle sei priorità chiave del GAP: interventi a breve e lungo termine; continuità dell’assistenza; integrazione delle politiche; determinanti sociali e copertura sanitaria universale (UHC); sistemi informativi; e comunicazione basata sulle evidenze: ne emerge la necessità di una leadership più forte, investimenti costanti, un migliore coordinamento per promuovere la salute dei rifugiati e migranti a livello mondiale, lo sviluppo di piani d’azione nazionali per attuare il GAP, il rafforzamento dei sistemi di dati e monitoraggio, l’espansione di partnership intersettoriali e una maggiore inclusione di rifugiati e migranti nei processi decisionali.

La fragilità sociale e clinica dei pazienti con patologie croniche che vivono in condizioni di marginalità porta alla luce la complessità assistenziale rendendo evidente la necessità di azioni coordinate e complesse, integrazione tra setting assistenziali (Giulia Civitelli, Atti SIMM 2026). 

In modo coerente e sfaccettato tutti i relatori hanno messo in luce l’importanza dell’integrazione sociale, del superamento delle disuguaglianze e la necessità di politiche di integrazione.

  1. Professore ordinario presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’ università cattolica di Milano, titolare dell’insegnamento di Organizzazioni, Persone, Sostenibilità e Cittadinanza d’Impresa (corso di laurea magistrale in Gestione del lavoro e comunicazione per le organizzazioni) e dell’insegnamento di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica (corso di laurea magistrale in Politiche europee e internazionali) ↩︎

A cura di Luisa Mondo, Servizio di Epidemiologia, ASL TO3, Regione Piemonte

luisa.mondo@epi.piemonte.it