Non c’è salute pubblica senza salute di tutto il pianeta

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Il commento apparso su “The Lancet” in occasione della giornata mondiale della salute dell’OMS e qui tradotto e sintetizzato spiega perché la salute pubblica e quella del pianeta siano inestricabilmente legate.

Il 7 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute dell’OMS, che quest’anno presenta come tema “Il nostro pianeta, la nostra salute”. La salute futura del pianeta e quella umana sono inestricabilmente legati. Si stima che 13 milioni di morti annualmente sono attribuibili a cause ambientali evitabili e questo numero continuerà a crescere a meno che il consumo eccessivo e la dipendenza dai combustibili fossili non vengano rallentati.

Questa Giornata Mondiale della Salute che arriva tra la pandemia di COVID-19, l’inquietudine dell’economia globale e la guerra in Europa, ci ricorda che le crisi globali sono intrecciate con il cambiamento climatico, e che non dovremmo perdere di vista la minaccia che il degrado ecologico rappresenta per la salute planetaria e umana.

Il sesto rapporto di valutazione del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, pubblicato il 28 febbraio, documenta gli impatti negativi ad ampio raggio che il cambiamento ambientale sta avendo sulla salute umana e sul benessere, e come questi rischi per la salute si moltiplicheranno se gli obiettivi concordati a livello internazionale per limitare il cambiamento climatico non saranno raggiunti.  Il riscaldamento globale sta portando a più frequenti eventi meteorologici estremi, come ondate di calore, incendi, inondazioni e tempeste, che mettono in pericolo la vita, danneggiano la salute, diffondono malattie e i mezzi di sostentamento delle persone oltre all’economia in generale. Eventi estremi più frequenti in futuro e il cambiamento climatico avranno come conseguenza una maggiore insicurezza idrica portando a problemi alimentari e alla denutrizione. I sistemi sanitari devono fare la loro parte sia negli sforzi per limitare il riscaldamento globale sia nel costruire la resilienza della popolazione ai cambiamenti ambientali che si stanno già verificando.

La sanità pubblica ha un ruolo importante nel garantire un futuro sostenibile, i potenziali co-benefici e risparmi sui costi tra sostenibilità e salute sono ben documentati. Gli interventi di trasporto attivo, per esempio, possono aumentare i livelli di attività fisica e il benessere mentale, riducendo allo stesso tempo l’inquinamento dell’aria, il consumo di energia, e le emissioni di gas serra. Aiutare i produttori di cibo e i consumatori a passare a diete più sostenibili può ridurre i rischi di malattie cardiovascolari e di peso eccessivo, limitando al contempo l’uso della terra e dell’acqua e le emissioni di gas serra. Tuttavia, ci sono molte barriere per raggiungere il duplice obiettivo della copertura sanitaria universale e la transizione verso una società sostenibile, compresa la mancanza di volontà politica di investire nella prevenzione, oltre alle disuguaglianze di potere, ricchezza e accesso.

La pandemia di COVID-19 ha messo in luce in modo devastante le debolezze e le disuguaglianze dei nostri sistemi sanitari e umanitari di fronte alle crisi globali. Anche se alcuni paesi hanno gestito bene la risposta alla pandemia, la cooperazione scientifica e la mobilitazione hanno portato al rapido sviluppo di vaccini salvavita, i sistemi sanitari pubblici di molti paesi erano poco preparati, l’elevato carico di malattie non trasmissibili ha reso le popolazioni vulnerabili a malattie gravi. Inoltre erano e sono presenti ampie disuguaglianze, sia all’interno dei singoli paesi sia tra paesi nell’esposizione alla malattia, nell’accesso alla prevenzione e al trattamento. Alcune malattie infettive, come il chikungunya, la calcemia e la malaria, aumenteranno con il riscaldamento del clima e una maggiore concentrazione di insediamenti umani in aree selvagge potrebbe aumentare il rischio di nuove zoonosi come COVID-19. Il mondo ha bisogno di investimenti equi in ricerca, sorveglianza e prevenzione per costruire una resilienza globale a questi rischi emergenti. Gli effetti destabilizzanti del cambiamento climatico ricadono più pesantemente sui più vulnerabili. Molti paesi a basso reddito sono tra i più vulnerabili all’innalzamento del livello del mare, ai pericoli naturali, all’ insicurezza alimentare e idrica, e la loro mancanza di risorse per mitigare questi impatti potrebbe portare a migrazioni forzate. È imperativo che i paesi a più alto reddito seguano gli impegni, riaffermati alla COP26, di finanziare equamente le attività di mitigazione e adattamento nei paesi a basso reddito, compresi gli investimenti in resilienza dei sistemi sanitari.

La nostra finestra per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C concordato nell’Accordo di Parigi sul clima, e quindi ridurre gli impatti del cambiamento climatico sulle società e sulla salute, si sta rapidamente chiudendo. Sulla scia della pandemia COVID-19 e della guerra in Ucraina, alcuni leader politici hanno chiesto di intensificare l’estrazione di combustibili fossili. Date le prove, ormai chiare, del potenziale destabilizzante del cambiamento climatico per la salute e la società, tali suggerimenti dovrebbero essere riconosciuti come autodistruttivi. Invece di regredire, queste crisi globali dovrebbero essere il catalizzatore per rapide transizioni verso società sostenibili, che si concentrano sul raggiungimento di una buona salute e benessere per tutte le persone e per il pianeta.

Riferimenti bibliografici

The Lancet Public Health. No public health without planetary health. Lancet Public Health. 2022 Apr;7(4):e291. doi: 10.1016/S2468-2667(22)00068-8. 

Climate Change 2022: Mitigation of Climate Change (ipcc.ch)