Vai al contenuto

Disuguaglianze di salute

Interruzione volontaria di gravidanza in Piemonte: cosa emerge dal report 2017-2022

anti pregnancy pills and condoms
Tempo di lettura: 5 minuti

Il Servizio Sovrazonale di Epidemiologia – ASL TO3 ha recentemente pubblicato un report sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Piemonte anni 2017-2022 in cui si illustra l’andamento del fenomeno tra le donne residenti in Piemonte, indipendentemente dalla Regione in cui si effettua la prestazione, e se ne descrivono caratteristiche demografiche e sociali, modalità di accesso e intervento. 

I principali elementi che emergono dallo studio sono una riduzione sostanziale delle IVG, in linea con la media nazionale, ma con alcune importanti criticità che meritano una riflessione più approfondita.

Innanzi tutto la quota di IVG a carico delle donne con cittadinanza straniera è più di 3 volte superiore all’atteso, con una maggiore propensione all’abortività ripetuta e a sottoporsi all’intervento dopo aver già partorito. Il dato sembrerebbe quindi indicare un inadeguato ricorso alla contraccezione da parte di donne che hanno già raggiunto il numero di figli desiderato. Viceversa, le donne italiane accedono più frequentemente all’IVG quando sono più giovani, con un preoccupante dato relativo alle minorenni (7.9% delle IVG tra le italiane), e quando non hanno ancora figli. In questo caso, il fenomeno sembra riguardare soprattutto gravidanze indesiderate, prima del compimento del proprio progetto familiare e professionale.

Tra le donne italiane e con più alto livello d’istruzione sono anche più frequenti le interruzioni terapeutiche di gravidanza (effettuate oltre i 90 giorni di gravidanza) o a seguito di diagnosi di malformazioni fetali, verosimilmente legate al diverso ricorso al test di screening e alla diagnosi prenatale rispetto alle donne straniere e meno istruite.

Infine, risulta ancora più alto tra le donne straniere e meno istruite il ricorso all’intervento chirurgico piuttosto che al metodo farmacologico; tuttavia, grazie alla maggiore diffusione dell’IVG farmacologica e alla maggior informazione in merito a tale opportunità, i divari per cittadinanza e livello d’istruzione tendono a colmarsi negli ultimi anni.

Negli anni si è registrato un notevole cambiamento nella storia riproduttiva delle donne con un allungamento dell’età fertile (passando da 18 – 45 anni circa a 15 – 50 anni) e con una diversa distribuzione delle gravidanze che non riguardano più tutto l’arco dell’età fertile, ma tendono a concentrarsi attorno ai 32 anni. Il che significa che in tutto il periodo precedente e successivo le donne hanno bisogno di un sistema contraccettivo efficace, reversibile e ben tollerato. La riduzione di oltre il 70% delle IVG dall’entrata in vigore della legge 194 del 1978, uno dei più brillanti interventi di salute pubblica in Italia, dimostra che le donne ricorrono all’aborto come ultima ratio e non come metodo di controllo delle nascite.

Tuttavia, occorre ancora affrontare alcuni argomenti delicati come le gravidanze tra le ragazze molto giovani, l’eccesso di IVG tra le donne immigrate e il ricorso alle IVG illegali.

ll fenomeno delle mamme bambine in Italia è circoscritto, interessando 1,3 parti ogni 1000, a differenza di quanto avviene nelle nazioni dell’Est Europa dove i tassi sono anche 20 volte superiori. Nonostante il numero di parti delle madri minori di vent’anni, a livello nazionale, si sia ridotto negli ultimi anni (10.116 nel 2009 vs 3.552 nel 2024), in particolare per le ragazze di 15 anni o meno, le caratteristiche rimangono costanti: circa la metà sono straniere, la quasi totalità è nubile e senza un’occupazione lavorativa stabile. I nati di madre minorenne pesano, al parto, di meno di quelli di madre adulta, con un rischio quasi doppio di dover essere trattenuti in osservazione per qualche giorno in ospedale. Nel caso delle mamme minorenni, il rischio di disagi nello studio e quello dell’abbandono del percorso scolastico, le ricadute sul lavoro, nelle relazioni familiari, nella pianificazione e conduzione di un progetto autonomo di vita, sono maggiori che non nelle donne adulte. Il livello di autostima è basso, fenomeni di depressione sono frequenti, così come i disturbi alimentari o l’abuso di sostanze, soprattutto nelle giovani madri che vivono in condizioni di deprivazione sociale ed economica. I dati mostrano anche che tra le giovani e le giovanissime spesso iniziano una nuova gravidanza a distanza di poco tempo dall’IVG e si sottopongono nuovamente a intervento.

Per quanto riguarda le donne straniere, occorrono informazioni comprensibili e multilingue (siti web istituzionali, strutture sanitarie, presso gli operatori dello sportello) e mediazione culturale per garantire una comunicazione chiara, dettagliata, efficace per informare la donna sulle alternative all’IVG, sulle metodiche di effettuazione dell’intervento, sulle opzioni di contraccezione post IVG. Un’informazione adeguata è il primo passo per garantire una scelta libera sulla salute sessuale e riproduttiva mentre sono ancora tanti i Paesi, Italia compresa, che non dispongono di un sito istituzionale per spiegare quali sono e come funzionano i diversi metodi contraccettivi. Ad esempio, il gruppo Salute Donne della Società Italiana Medicina delle Migrazioni (SIMM), ha collaborato alla produzione di materiale informativo per la popolazione con background migratorio (BGM), ed in particolare per le donne, all’interno del progetto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)”Interventi per migliorare la qualità dei dati, la prevenzione e l’appropriatezza delle procedure per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG)”. Il progetto ha incluso la produzione, in 9 lingue (inglese, francese, spagnolo, romeno, cinese, hindi, arabo, polacca e bengalese), di 4 dépliant (sui servizi sanitari, i diritti sanitari, la contraccezione, l’Interruzione Volontaria di Gravidanza)in formato cartaceo e digitale utilizzabile per Instagram, Facebook, tiktok, etc. e di 5 videoclip con messaggi audio corrispondenti ai suddetti argomenti.  

L’OMS stima che su 10 gravidanze non intenzionali, sei vengano interrotte; dove l’aborto non è legale, le donne si rivolgono a pratiche clandestine, che mettono a rischio il loro benessere fisico e mentale (McKEtta et al., 2026). Malgrado in Italia l’IVG sia permessa dalle Legge 194/1978, si stima che negli anni 2018-2019 il numero di IVG clandestine sia compreso tra 11.000 e 27.000 (13%-27% delle IVG). Il recente volume Back-Alley Abortion: A Rhetorical History di Emily Winderman analizza la locuzione “aborto da vicolo” come espressione simbolica dei “vecchi tempi bui”, quando quasi tutti gli aborti negli Stati Uniti erano illegali tanto che alley assunse connotazioni razziali, poiché le classi agiate abitavano strade ampie e alberate, mentre i poveri vivevano nei vicoli. Un commento pubblicato su Lancet Child & Adolescent Health ha richiamato l’attenzione su «l’effetto devastante che avranno le nuove leggi degli Stati Uniti che vietano le IVG in oltre 40 Stati. 

Al momento, in Piemonte, presso i consultori familiari, hanno diritto alla contraccezione gratuita le donne al di sotto dei 26 anni; le donne tra i 26 e i 45 anni con esenzione E02 (disoccupazione) o E99 (lavoratrici colpite dalla crisi); le donne di qualunque età, per 24 mesi, dopo un’interruzione volontaria di gravidanza o un parto. Il consultorio svolge un importante ruolo nella prevenzione dell’IVG (in applicazione dei primi articoli della legge, che parlano di contraccezione e di superamento, ove possibile, degli ostacoli alla prosecuzione della gravidanza) e nel supporto alle donne che decidono di sottoporsi all’intervento. Sarebbe pertanto auspicabile un suo potenziamento e aumento del suo utilizzo, uniformemente su tutto il territorio regionale ampliando l’offerta di contraccezione gratuita a tutte le donne in età riproduttiva. 
Per approfondire abbiamo pubblicato qui un articolo relativo al report I consultori Familiari di Torino: realtà e percezione, realizzato dall’Osservatorio sulla Salute delle Donne della Città di Torino. Un lavoro che riporta al centro del dibattito pubblico il ruolo dei consultori familiari.


Il report sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Piemonte anni 2017-2022 è disponibile al seguente link https://www.epi.piemonte.it/allegati/ReportIVG_2017_2022_Sepi_Piemonte.pdf


A cura di Luisa Mondo, Servizio di Epidemiologia, ASL TO3, Regione Piemonte

luisa.mondo@epi.piemonte.it