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Disuguaglianze di salute

Giovani senza fissa dimora al crocevia tra vulnerabilità strutturali e trauma personale

Esperienze avverse e giovani senza fissa dimora
Tempo di lettura: 6 minuti

La condizione di senza fissa dimora, definita dall’ONU come lo stato di chi è privo di un alloggio stabile, sicuro e adeguato, è ampiamente riconosciuta come una grande sfida a livello globale, con notevoli implicazioni per la salute. Nel 2024, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e l’Unione Europea (UE) hanno stimato che più di due milioni di persone stavano vivendo senza una casa nei 38 paesi membri. I bambini e i giovani rappresentano un sottogruppo particolarmente vulnerabile ma spesso trascurato. 

Secondo i rapporti OCSE e UE costituiscono il 35% delle persone senza dimora nei Paesi Bassi, il 31% in Australia e il 28% in Danimarca. In Nord America, il Canada riporta che il 18% delle persone senza fissa dimora ha meno di 24 anni, mentre gli Stati Uniti segnalano una percentuale del 27%, con un aumento del 10% tra il 2023 e il 2024.

L’assenza di un tetto per bambini e adolescenti, ne compromette la sicurezza e l’accesso alle cure, con ricadute sulla loro salute e benessere, nella fase delicata dello sviluppo. Le conseguenze documentate in letteratura sono problemi di salute mentale -depressione e disturbi di comportamento-, inoltre alti tassi di suicidi, uso di sostanze, malattie sessualmente trasmissibili, e una peggiore salute complessiva rispetto ai coetanei che vivono in un’abitazione. 

Perché e in che modo bambini e giovani si trovano a vivere lontano dalla famiglia e senza un alloggio stabile? Le strade sono multifattoriali e riflettono vulnerabilità strutturali, sociali e individuali, tra cui, ad esempio, povertà, carenza di alloggi, sfollamento, transizione difficile dall’assistenza istituzionale, discriminazione, sfide di salute mentale e abusi.  In sintesi la condizione di senzatetto nei giovani si verifica quando entrano in gioco e interagiscono trauma precoce, coinvolgimento dei servizi di protezione infantile e condizioni di esclusione sistemica. 

Bambini e giovani sono spesso visti attraverso la lente ristretta dei fallimenti del sistema di protezione dell’infanzia o della giustizia minorile, tuttavia questa lente oscura l’alta prevalenza delle esperienze avverse infantili (ACE) come determinante diffuso dei percorsi verso la condizione di senzatetto, perché spesso abusi e conflitti familiari precedono la scelta di vivere da soli, senza genitori e senza una casa stabile.

Che cosa si intende precisamente quando si parla di esperienze avverse dell’infanzia (note in letteratura internazionale come ACE o Adverse Childhood Experiences). 

Le ACE comprendono danni che colpiscono i bambini sia direttamente (ad esempio, abusi di ogni genere e negligenza) sia indirettamente attraverso il loro contesto di vita (ad esempio, conflitti tra i genitori, abuso di sostanze o malattie mentali dei genitori). Studi fisiologici e biomolecolari stanno dimostrando sempre più chiaramente come l’esposizione infantile allo stress cronico determini alterazioni nello sviluppo dei sistemi nervoso, endocrino e immunitario, con conseguente compromissione delle funzioni cognitive, sociali ed emotive e aumento del carico allostatico (ovvero, danno fisiologico cronico). Pertanto, gli individui che hanno subito ACE possono essere più suscettibili allo sviluppo di malattie sia a causa delle differenze nello sviluppo fisiologico, sia per l’adozione e il persistere di comportamenti dannosi per la salute.

Studi singoli hanno documentato la prevalenza delle ACE e delle interruzioni abitative nei bambini e nei giovani senza dimora, manca ancora una sintesi delle evidenze esistenti, al fine di informare le politiche sociali. 

Kirsten Gehrenbeck e colleghi, hanno pubblicato nel mese di settembre 2026 su Lancet Public Health, la prima revisione sistematica e meta-analisi sulla prevalenza delle ACE e la loro associazione con gli esiti legati alla salute nei bambini e giovani non accompagnati (cioè senza i genitori) che vivono in alloggi precari. Il presente articolo fa riferimento oltre alla revisione Gehrenbeck anche al commento alla revisione di Stephanie Mannoni-Millar e Nicole Racine, pubblicato sullo stesso numero di Lancet Public Health.   

La revisione Gehrenbeck, che sintetizza 47 studi coprendo più di due decenni di ricerche, rivela che le ACE sono ubiquitarie nei bambini e giovani senza dimora, con quasi tutti i giovani che riportano almeno una ACE. 

Nonostante l’esistenza di stime nazionali per USA e Canada, Gehrenbeck e colleghi rafforzano questi dati consolidando i risultati della regione Asia-Pacifico e dei paesi a basso e medio reddito (cioè Kenya, Burundi, India, Bolivia ed Etiopia). Perciò, sintetizzando studi internazionali, gli autori forniscono prove robuste a livello di popolazione sul legame tra ACE e senzatetto giovanile in tutto il mondo.

Alcune caratteristiche degli studi inclusi nella sintesi di Gehrenbeck e colleghi: 

  • riguardano bambini o giovani fino a 24 anni di età che vivono senza fissa dimora in modo indipendente e non accompagnati da genitori o caregiver
  • valutano sistematicamente le prevalenze di ACE, con questionari strutturati o valutazioni standardizzate
  • reclutano i giovani senzatetto in contesti specifici: assistenza (scuola, luoghi di accoglienza e rifugi per senza fissa dimora, dormitori, associazioni), strada, luoghi pubblici

Sono pertanto esclusi studi esplicitamente rivolti a famiglie senzatetto, studi che si concentravano esclusivamente su sottogruppi specifici (ad esempio, adolescenti incinte o giovani che fanno uso di droghe), studi basati su fonti amministrative raccolte in modo incoerente (ad esempio, registri della polizia o della protezione dei minori) e studi qualitativi.

Gli autori della revisione sottolineano in particolare il rischio elevato di abuso fisico e sessuale rispetto ai bambini e giovani in abitazione sicura, con stime di prevalenza aggregata del 61,7% per abusi fisici e 27,2% per abusi sessuali. Rispetto alle stime della popolazione generale, questi risultati evidenziano un onere di abuso nettamente elevato. 

Dalla sintesi degli studi emergono anche le lacune della letteratura rispetto ad alcune categorie di ACE – trascuratezza, disfunzione domestica e violenza tra pari o a livello di comunità – per le quali le prove a disposizione sono insufficienti. Allo stesso modo è scarsa la letteratura su ACE e salute, anche se in direzione di una peggiore salute fisica e mentale.  

La revisione Gehrenbeck presenta alcuni limiti che è utile considerare. 

In prima istanza i disegni e le stime degli studi erano altamente eterogenei e la qualità metodologica era generalmente moderata

La forte concentrazione geografica dei dati in Nord America (36 studi tra USA e Canada), potrebbe oscurare esperienze globali differenti. Degno di nota il fatto che nessuno studio incluso in questa meta-analisi è stato identificato in Europa o nel Regno Unito, probabilmente perché la ricerca in queste regioni si concentra spesso sul fallimento del sistema e sulla prevenzione piuttosto che sulle difficoltà individuali. Inoltre, confrontare paesi ad alto reddito con paesi a basso e medio reddito potrebbe confondere esperienze distinte di senza fissa dimora che in sostanza non sono simili. 

Dal punto di vista metodologico, mentre escludere specifici sottogruppi ad alto rischio (ad esempio, coloro che hanno problemi di uso di sostanze o persone LGBTQ2S+) era volto a migliorare la comparabilità tra gli studi, questi gruppi sono spesso sovra-rappresentati tra i giovani senza tetto. Di conseguenza, la loro esclusione potrebbe produrre stime aggregate che sottovalutano la vera prevalenza di ACE nelle sottopopolazioni più vulnerabili. 

Infine la mancanza di uniformità nella raccolta dei dati ha impedito l’estrazione e l’analisi di diverse variabili relative all’equità (ad esempio, etnia, identità di genere, orientamento sessuale e migrazione), limitando l’analisi dei fattori associati sia all’esposizione alle ACE sia al rischio di trovarsi in condizioni di senzatetto. 

I risultati sottolineano l’urgente necessità di una standardizzazione nella ricerca sulle ACE nei bambini e nei giovani senzatetto, al fine di migliorare la comparabilità tra gli studi. In particolare, gli studi futuri dovrebbero utilizzare una definizione standardizzata e inclusiva di “senzatetto” e strumenti di misurazione delle ACE convalidati, estendendo la misurazione alle categorie di ACE sottovalutate. 

Le strategie di reclutamento dovrebbero mirare a includere anche i giovani che non si rivolgono ai servizi, e dovrebbe essere incoraggiato il coinvolgimento di persone con esperienze di vita vissute sulla strada, nel disegno di studio e nell’implementazione. 

Sono inoltre necessarie ulteriori ricerche per chiarire in che modo l’esposizione agli eventi avversi infantili incide sulla salute di bambini e giovani senzatetto, incluso l’accesso ai servizi. 

L’elevato peso degli eventi avversi infantili nei bambini e nei giovani senza fissa dimora ha diverse implicazioni per i servizi e le politiche.

Gehrenbeck e colleghi evidenziano l’urgenza di servizi multiagenzia integrati che combinano supporto abitativo con servizi di cura e assistenza per la salute mentale e servizi sociali che tengano in conto il trauma subito. 

Inoltre, enfatizzano la necessità di identificare e supportare precocemente i giovani che vivono situazioni di difficoltà prima che aumenti il rischio di trovarsi senza fissa dimora. Se alla base manca una comprensione di come il trauma può influire sullo sviluppo, gli interventi sanitari e dei servizi sociali rimangono reattivi piuttosto che preventivi. 

Un orientamento fondamentale per il futuro consiste nell’istituire e integrare un’assistenza informata sul trauma nell’infrastruttura dei servizi abitativi, spostando così l’attenzione dalla risposta alle emergenze e dalla fornitura di alloggi temporanei a un modello di recupero completo e inter istituzionale. 

Inoltre, i programmi incentrati sulla prevenzione a monte dei maltrattamenti sui minori, come i programmi di sostegno genitoriale o il ricongiungimento con le reti di sostegno familiare, potrebbero mitigare il rischio che giovani senza fissa dimora diventino un problema cronico.


Riferimenti bibliografici

Articolo originale
Gehrenbeck K, Bermpohl F, Deutscher K et al. Adverse childhood experiences in children and youth experiencing homelessness: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Public Health, 2026; 11, e438-e448.

Manoni-Millar S, Racine N. Intersecting vulnerabilities and homelessness in young people. The Lancet Public Health, 11, e420-e421


Sintesi a cura di Paola Capra, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute (DoRS) 

 paola.capra@dors.it