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Disuguaglianze di salute

Parità di genere in Italia: cosa evidenzia il Gender Equality Index 2025

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Tempo di lettura: 3 minuti

Il 18 febbraio 2025 è stato pubblicato il report sul Gender Equality Index .

Si tratta di un indicatore composito sviluppato per misurare la posizione relativa di donne e uomini in tutta l’Unione Europea, permettendo di confrontare gli Stati tra loro e di monitorare nel tempo i progressi compiuti nella parità di genere. 
L’indice mira a rappresentare la natura multidimensionale dell’uguaglianza di genere, sintetizzando diversi aspetti della vita in un unico valore interpretabile e utile per le politiche pubbliche; è stato pubblicato per la prima volta nel 2013 e la revisione del 2025 segna un aggiornamento importante e tempestivo, con una struttura aggiornata e nuove fonti di dati.

    Sulla base di 27 indicatori accuratamente selezionati e sei domini chiave che definiscono la vita quotidiana (lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute) l’indice si allinea con le principali politiche dell’UE in materia di parità di genere offrendo uno strumento per esplorare e confrontare come le disuguaglianze influenzino molti aspetti della vita. Sono stati inoltre aggiunti due domini critici che attraversano tutte le aree: la violenza e le disuguaglianze. 

    L’Italia raggiunge 61,9 punti su 100 nel Gender Equality Index 2025, al dodicesimo posto nell’Ue. Il punteggio è aumentato di 9,4 punti dal 2015. Dal 2020 è salito di 3,9 punti, soprattutto grazie ai miglioramenti nel dominio del potere economico e potere sociale. Il nostro Paese presenta maggiori margini di miglioramento nel settore del lavoro, classificandosi ultima nell’Ue con un punteggio di 61,0: ogni anno le donne, in tutta l’UE, guadagnano solo il 77% rispetto agli uomini.

    In Italia, il 38 % delle donne e il 24 % degli uomini di età compresa tra 30 e 34 anni hanno completato l’istruzione terziaria, tra le quote più basse dell’UE. 

    Tra i genitori di bambini di età compresa tra 0 e 11 anni, il 41 % delle donne trascorre più di cinque ore al giorno per l’assistenza all’infanzia, rispetto al 16 % degli uomini. Le donne si assumono anche una quota maggiore di faccende domestiche con il 65 % che le svolge ogni giorno rispetto al 28 % degli uomini. 

    In Italia, il 73 % delle donne ha valutato la propria salute come “buona” o “molto buona”, rispetto al 78 % degli uomini. I livelli di salute auto-percepiti sono particolarmente bassi tra le persone con disabilità.

    Si prevede che le donne di 65 anni spenderanno il 48 % della loro vita residua in buona salute, rispetto al 56 % per gli uomini. 

    Vi è una sezione in cui è possibile osservare i grafici di confronto tra i vari Paesi e in un’altra si analizzano gli stereotipi di genere.
    Per l’Italia risultano essere: i lavori domestici visti come il compito principale delle donne poiché tre donne su cinque credono che gli uomini siano naturalmente meno competenti delle donne per svolgere attività domestiche e quasi due uomini su tre sono d’accordo con questo pensiero, soprattutto nelle generazioni più anziane.

    Infine la violenza che viene trattata come dominio aggiuntivo perché  non misura un divario tra donne e uomini, ma un fenomeno che riguarda principalmente le donne e che deve essere eliminato del tutto. 

      Gli indicatori sono scelti in modo da rappresentare le principali forme di violenza contro le donne, basarsi su dati validi e comparabili tra Paesi, riguardare potenzialmente tutte le donne, essere rilevanti dal punto di vista penale, mantenere la robustezza statistica della misura composita e rispettare i criteri generali dell’indice (indicatori individuali, basati su esiti e con pochi dati mancanti). 

      Tra gli indicatori utilizzati figurano prevalenza della violenza fisica e/o sessuale nel corso della vita, prevalenza della violenza fisica e/o sessuale negli ultimi 12 mesi, tasso di omicidi intenzionali di donne da parte di partner o familiari. 

      Il report suggerisce che la violenza comprometta la salute fisica e mentale e sia una manifestazione estrema della disuguaglianza di genere poichè rappresenta un ostacolo strutturale all’uguaglianza in tutti gli altri ambiti della vita.


      Sintesi a cura di Luisa Mondo – Servizio di Epidemiologia, ASL TO3, Regione Piemonte

      luisa.mondo@epi.piemonte.it