La recente rilevazione realizzata da Istat, in collaborazione con Fio.PSD, in 14 comuni capoluogo delle città metropolitane, ha permesso di censire 10.037 persone senza dimora presenti nei principali contesti urbani del Paese; rispondendo agli obiettivi di intercettare una parte della popolazione difficilmente raggiungibile tramite le tradizionali statistiche socio-demografiche. Le 14 città interessate sono Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, Cagliari.
La rilevazione è avvenuta con un conteggio delle persone senza fissa dimora, nelle 14 città coinvolte nella stessa notte. E’ stato utilizzato l’approccio Point in Time (metodo di rilevazione in un momento specifico e definito nel tempo, fornendo una “fotografia” della condizione delle persone senza dimora presenti in quel momento in quel luogo). L’ indagine rappresenta il primo tentativo di scattare una fotografia puntuale delle forme più gravi di esclusione abitativa ovvero intercettare e contare la presenza delle persone senza dimora in strada e nelle strutture di prima accoglienza, di tipo emergenziale e transitorio.
L’indagine si colloca nell’ambito della più ampia strategia del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni e si propone di rilevare e monitorare la grave marginalità adulta, con la produzione di dati affidabili, comparabili e metodologicamente coerenti con gli standard internazionali.
Come esplicitato nel comunicato stampa dell’ISTAT, pubblicato a marzo, i dati diffusi a causa del metodo di rilevazione, dell’impianto metodologico e della copertura territoriale (ridotta), non sono comparabili con quanto diffuso dall’Istat in precedenti ricerche e indagini sulla popolazione senza dimora.
Il report completo è ancora in fase di elaborazione: questi sono i primi risultati, presentati a marzo. Nel corso del 2026 verranno integrati gli approfondimenti qualitativi, risultato delle interviste in profondità, che potranno fornire ulteriori spunti di riflessione sulla vita delle persone, sulle cause e gli eventi associati alla condizione di homelessness, sullo stato di salute e sul rapporto con i servizi territoriali, sulla condizione anagrafica, sui vissuti migratori e sui legami con la comunità ecc.
Nella letteratura sulla homelessness, a partire dal 2007, si è affermato l’utilizzo della tipologia Ethos – European Typology of Homelessness and Housing Exclusion – che classifica le diverse condizioni di disagio abitativo, ordinate per intensità, in quattro macro categorie:
1. persone senza tetto,
2. persone senza casa (per es. ospiti dei dormitori),
3. persone che vivono in sistemazioni insicure (per es. sotto sfratto)
4. persone che vivono in sistemazioni inadeguate (per es. case mobili, tuguri).
La rilevazione Istat ha fatto riferimento alle prime 2 categorie della tipologia, individuando così come popolazione target per la prima volta le persone senza dimora che vivono in strada o in sistemazioni di fortuna (Ethos 1) – e le persone che ricorrono a strutture temporanee di prima accoglienza (Ethos 2).
Secondo questo criterio, il numero delle persone stimato, nei 14 comuni, è di 10.037 di cui 4.474 (pari al 44,6%) vivono in strada o in sistemazioni di fortuna e 5.563 (pari al 55,4%) ricorrono a strutture di prima accoglienza a bassa soglia.
Tra le persone senza fissa dimora ospitate nelle strutture di accoglienza notturna, il 15,3% (851 persone) sono giovani (tra i 18 e i 30 anni). I giovani sono più numerosi in alcune città del Sud e delle Isole (Bari 31,2%, Catania 39,3% e Messina 25,0%), ma anche a Milano e a Torino la loro presenza risulta relativamente elevata (rispettivamente 20,5% e 17,5%).
La quota di persone senza dimora rilevate in strada, spazi pubblici e/o sistemazioni di fortuna sono complessivamente 4.474. Per il 35% di queste non è stato possibile identificare l’età, a causa delle specifiche condizioni del conteggio notturno. Sul totale dei casi per cui l’età è stata rilevata, la maggior parte appartiene alla fascia di età 31–60 anni (73,2%), seguita dai giovani 18–30 anni (16,2%) e dagli over 60 (10,6 %).
Questi primi risultati costituiscono un traguardo significativo perché restituiscono un quadro aggiornato sulle forme più estreme di esclusione abitativa; rappresentano inoltre un punto di partenza per sviluppare osservazioni e riflessioni sullo studio condotto, sui metodi di misurazione e su possibili strategie di rilevazioni future, oltre che a costituire uno strumento di co-progettazione.
Parallelamente è necessario portare avanti un avanzamento culturale, capace di far conoscere e riconoscere meglio il fenomeno, favorendo un cambiamento anche nei modelli di misurazione, evitando di limitarsi ad osservare categorie troppo circoscritte di marginalità che rischiano di non rendere la complessità multidimensionale del fenomeno.
Occorre passare da un sistema di accoglienza concepito come contenitore indifferenziato a un sistema capace di offrire risposte appropriate, accessibili e praticabili. Alle persone senza dimora può essere proposta fin da subito una soluzione abitativa stabile, senza percorsi preliminari, in linea con gli approcci dell’Housing supportato e dell’Housing First (ne abbiamo parlato qui: Prima la casa: il modello Housing First come risposta alla condizione di chi vive per strada – buona pratica dalla banca dati CARE – Disuguaglianze di salute). L’implementazione di servizi multi agenzia integrati, che combinano supporto abitativo con servizi di cura, assistenza per la salute mentale e servizi sociali, rientrerebbero a pieno titolo nella definizione degli interventi di Housing First.
Numerose evidenze empiriche mostrano come il superamento dell’homelessness passi principalmente dal rafforzamento delle politiche abitative e delle opportunità di accesso alla casa, piuttosto che dalla gestione “dell’emergenza” o dall’aumento dei posti in dormitorio.
Sintesi a cura di Giulia Caruso, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, ASL TO3 – Regione Piemonte
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