La complessità della questione casa
La casa è un contesto chiave in cui la salute umana può prosperare, ma per troppe persone è invece un luogo dannoso per la longevità e il benessere. Secondo UN Habitat, programma delle Nazioni Unite dedicato agli insediamenti umani, un numero che oscilla tra 1,6 e 3 miliardi di persone vivono in alloggi poco sicuri, inadeguati o non accessibili, con conseguenze per la trasmissione di malattie infettive, problemi respiratori e con ricadute sulla salute mentale. La risposta alle sfide imposte dalla rapida crescita demografica e dai cambiamenti del clima è correlata alla capacità delle abitazioni ed dei sistemi abitativi di offrire protezione e migliorare la salute umana. L’articolo Bentley pubblicato nel 2025, sul numero di settembre di The Lancet Public Health, è il primo di una serie di due articoli che esplorano l’abitazione come determinante della salute e delle disuguaglianze di salute: offre una cornice di determinanti sociali per l’alloggio e la salute, mentre il secondo articolo, Li et al. considera la relazione tra abitazione, salute e clima.
Dai dati di UN Habitat, nel 2022, 1,12 miliardi di persone vivevano in insediamenti informali e baraccopoli. Si tratta di gruppi di individui alloggiati sotto lo stesso tetto in un’area urbana e privi di: abitazioni durevoli di natura permanente che proteggono contro condizioni climatiche estreme, spazio abitativo idoneo (non più di tre persone condividono la stessa stanza), facile accesso ad acqua potabile in quantità sufficiente a un prezzo accessibile; disponibilità di servizi igienico-sanitari adeguati sotto forma di un bagno privato o pubblico condiviso da un numero ragionevole di persone, e sicurezza del possesso, tramite garanzie legali e sociali che prevengono sfratti forzati.
Le misure per ridurre gli insediamenti informali al fine di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile si sono rivelate inefficaci a causa dell’aumento dell’urbanizzazione e della scarsità di alloggi. Nei primi 20 anni del XXI secolo, il numero di persone che vivono in insediamenti informali è aumentato di circa il 50%, (da 792 milioni a 1,1 miliardo), rispetto a un aumento del 25% della popolazione mondiale e continua a rimanere elevato, mostrando bene la dimensione del problema.
Viceversa una casa sana è asciutta, pulita, sicura, ben ventilata, libera da parassiti e contaminanti, ben mantenuta e termicamente confortevole (secondo il National Centre for Healthy Housing negli USA). L’OMS nel 2018 ha redatto Housing and health guidelines, Linee guida sulla salute delle abitazioni, in cui si raccomanda le case siano accessibili a tutte le persone, indipendentemente dall’età o dal fatto che siano affetti da disabilità fisica o psichica. Inoltre, l’agenda OMS per la Salute Urbana, identifica aria pulita e abitazioni sicure come aree prioritarie per sostenere ambienti urbani sani. Questi standard non sono pienamente raggiunti nemmeno nei paesi ad alto reddito. Problemi di povertà energetica, scarsa ventilazione e condizioni fredde e umide nelle abitazioni rappresentano sfide significative per la salute pubblica.
L’articolo di Bentley e colleghi delinea un quadro di determinanti sociali incentrato sulla casa, che consente l’identificazione di fattori distali, cioè a monte, che influenzano l’abitazione e i sistemi abitativi, e di conseguenza, la salute della popolazione.
Ponendo unabuona abitazione come fattore importante di buona salute, viene esaminato in modo esplicito il ruolo dei sistemi abitativi (insieme di politiche e normative, servizi, spazi fisici, dinamiche di mercato, relazioni sociali…, che costituiscono le dimensioni dell’abitare), nell’assegnare alle famiglie alloggi accessibili, adeguati e sicuri. Questo approccio è importante per identificare le modalità con cui le società, attraverso legislazione, governance, regolamentazione e finanziamento dell’edilizia abitativa, rispondono alle sfide sanitarie, piuttosto che concentrarsi solo sulle condizioni delle abitazioni. Tenendo in conto sia i determinanti prossimali che distali si crea un nesso tra misure che proteggono la salute, come isolamento e temperatura, e strutture sociali più ampie che ne governano la loro implementazione e distribuzione.
Inoltre, la cornice si colloca in un contesto globale, offrendo così un mezzo per generare, a partire dagli stessi dati nazionali disponibili, indicatori che descrivono la salute dei sistemi abitativi tra giurisdizioni.
La casa può ridurre le disuguaglianze di salute
La casa ha potenziale di ridurre concretamente le disuguaglianze socioeconomiche di salute.
Ad esempio, se in Australia venissero eliminati gli alloggi senza riscaldamento, i guadagni sanitari pro capite sono stati stimati maggiori per i più svantaggiati rispetto ai meno svantaggiati. In una prospettiva globale, interventi che riducono gli insediamenti informali e migliorano l’accesso ai servizi igienico-sanitari e all’acqua hanno il potenziale di diminuire le disuguaglianze sanitarie tra paesi ad alto, medio e basso reddito.
Intervenire con misure dirette in ambienti domestici inadeguati a causa di temperatura interna, umidità, muffa e rischio di infortuni è allettante per gli immediati benefici per la salute. Tuttavia, in molti casi, sono gli interventi a monte che hanno il potenziale per risultati più equi (ad esempio, ridurre incentivi fiscali iniqui o favorire l’ accessibilità economica – affordability, vale a dire la capacità finanziaria di sostenere il costo di un bene rispetto al proprio reddito – piuttosto che sovvenzionare interventi di ammodernamento). Intervenire sull’accessibilità economica, l’idoneità e la sicurezza di un sistema abitativo, o—ancora più a monte—sui fattori contestuali come la tassazione, può portare a benefici sanitari di vasta portata e durevoli. Sebbene questi siano spesso gli interventi di più difficile attuazione, i responsabili politici dovrebbero agire sui fattori strutturali e in modo più ampio di contesto, per evitare di generare e perpetuare le disuguaglianze.
Quando si esaminano le disuguaglianze abitative e sanitarie, si dovrebbe distinguere tra differenze interne ad una nazione o tra nazioni. Le disuguaglianze interne a una nazione spesso riflettono disuguaglianze di natura socioeconomica, differenze tra ambito urbano e rurale e di etnia. Queste disparità, sulla base di fattori tipo genere, età e disabilità, possono tradursi, in abitazioni di differente qualità, disuguale accesso ai servizi ed esposizione a rischi ambientali, con notevoli disuguaglianze sanitarie tra i gruppi di popolazione dello stesso paese.
Invece, le disuguaglianze tra nazioni sono spesso più marcate di quelle interne e riflettono più ampie differenze economiche, politiche e di sviluppo. I paesi a basso reddito potrebbero avere difficoltà con le infrastrutture abitative di base e conseguenti problemi di salute legati a scarsa igiene, mancanza di acqua pulita e sovraffollamento. Al contrario, i paesi ad alto reddito potrebbero affrontare crisi di accessibilità economica o l’impatto sulla salute delle decisioni urbanistiche. Affrontare le disuguaglianze richiede strategie e livelli di intervento diversi, dai cambiamenti politici di ambito locale a tentativi di sviluppo di valenza internazionale.
La cornice sull’abitazione come determinante sociale di salute che viene proposta dall’articolo Bentley prende in esame innanzitutto il contesto storico e contemporaneo, ma anche i fattori sociali, economici, ambientali e politici che influenzano i mercati immobiliari e la disponibilità di alloggi accessibili e sicuri.

Figura 1 Cornice generale per l’abitazione come determinante sociale della salute
Eredità storica e contesto sociale, commerciale e politico contemporaneo
È possibile affermare che l’eredità storica influenza le attuali disuguaglianze sanitarie in tema di edilizia abitativa, creando una “dipendenze dai percorsi” (path dependencies) che dura nel tempo. Poiché l’edilizia rappresenta un intervento materiale permanente nelle comunità, le eredità delle politiche passate rimangono direttamente “scolpite” nei luoghi in cui le persone vivono, influenzando l’accesso alle risorse per decenni o addirittura secoli.
Un esempio di come il passato modella la salute presente arriva dagli Stati Uniti dove politiche razziali di segregazione adottate per la costruzione di abitazioni e la concessione di mutui, hanno creato divisioni spaziali e sociali che continuano a generare disuguaglianze sanitarie oggi, esponendo specifiche comunità a maggiori livelli di inquinamento atmosferico, alloggi di scarsa qualità, accesso differenziato alle cure mediche.
I paesi adottano approcci molto diversi nel fornire e fare la manutenzione di alloggi per la loro popolazione, guidati da fattori chiave quali lo stato di ricchezza del paese, l’ambiente politico, le strutture di governance e regolamentazione, il panorama politico (inclusa la tassazione), le aspettative delle comunità riguardo al tenore di vita e, come sopra espresso, i fattori storici e culturali che condizionano dove le persone vivono e il loro accesso alle risorse (in particolare per i paesi con una storia di segregazione razziale, etnica o religiosa).
Gli stakeholder che si preoccupano di edilizia abitativa sono numerosi (proprietari, inquilini, residenti in abitazioni di proprietà, costruttori, politici, gruppi di advocacy e ricercatori nel campo dell’edilizia abitativa), ma il loro potere di influenzare il sistema abitativo varia notevolmente a seconda del contesto giurisdizionale. Le politiche abitative variano tra paesi e in parte sono radicate nelle norme sulla proprietà rispetto all’affitto, le tipologie di mercati immobiliari plasmati o creati dalla politica di governo, gli investimenti storici nell’edilizia sociale, le regole di governo riguardo a che cosa si può costruire, dove e chi ha voce in capitolo in queste decisioni. Queste differenze a livello istituzionale sono il terreno da cui scaturiscono abitazioni salutari o non salutari. Ad esempio, in Danimarca, una consolidata cultura di istituzioni socialdemocratiche ha favorito investimenti storici nell’edilizia sociale e fornitori di affitto non-profit, rendendo il suo regime abitativo uno dei meno precari e più efficaci nel proteggere la salute in Europa.
Intervenire per cambiare elementi di contesto e fattori chiave dei sistemi abitativi—invece di intervenire sull’abitazione—comporta potenziali benefici su larga scala. Ad esempio, il sistema fiscale australiano supporta il negative gearing, secondo cui se un investitore prende in prestito denaro per acquistare una proprietà (la casa) e il reddito generato da quella proprietà (di solito un contratto di affitto) è inferiore al costo derivante dalla proprietà (interessi sul mutuo, costi di gestione…), la perdita netta è deducibile dal reddito complessivo dell’investitore, riducendo perciò il reddito imponibile a cui si applicano le tasse: in sintesi l’investitore pagherà meno tasse. Questo incentivo fiscale ha un duplice impatto sul sistema immobiliare australiano: da un lato incentiva l’acquisto di immobili privati a scopo di investimento, per affitti, aumentando così l’offerta di abitazioni in affitto, ma contribuisce a una carenza di alloggi disponibili per chi vuole acquistare e vivere nella sua proprietà.
Il negative gearing è un incentivo fiscale “perverso”, che influenza l’accessibilità economica di un sistema abitativo: riformare questo aspetto del sistema fiscale si è rivelato politicamente difficile, ma un tale intervento potrebbe avere effetti positivi sul sistema abitativo riducendo le disuguaglianze al suo interno.
Infine il colonialismo e il capitalismo globale hanno storicamente nel passato e continuano nel presente a condizionare la disponibilità e la qualità delle abitazioni in modi che hanno un impatto sulla salute. Diventa perciò importante considerare cosa causa l’emergere e la persistenza delle disuguaglianze, chi ne beneficia e come operano a livello transnazionale. Comprendere queste influenze permette di identificare leve a monte legate, ad esempio, a chi opera a livello transnazionale, includendo chi regola il lavoro migrante dai paesi a basso reddito verso quelli ad alto reddito, e il riconoscimento e la riparazione di torti storici.
Precarietà abitativa e infanzia
Durante l’infanzia vivere in condizioni abitative precarie è dannoso per la salute, con effetti negativi duraturi che si manifestano in età adulta, sottolineando il ruolo determinante dell’abitazione durante tutto il corso della vita.
Le “avversità precoci” vissute in un ambiente domestico insalubre possono alterare lo sviluppo biologico. Ad esempio, le infezioni causate dall’esposizione alla muffa durante l’infanzia possono predisporre le persone a problemi di salute cronici (come malattie respiratorie o cardiovascolari) che persistono o si aggravano una volta adulti.
Con la crescita crescono e si moltiplicano gli effetti delle cattive condizioni abitative. Questo si manifesta negli adulti con una maggiore suscettibilità ai disturbi mentali e tassi più elevati di malattie croniche rispetto a chi ha vissuto un’infanzia in alloggi sani.
L’instabilità abitativa, come i traslochi frequenti o la condizione di senzatetto, provoca una reazione a catena che compromette i pilastri del benessere futuro. Queste interruzioni nel percorso di vita colpiscono l’istruzione, la stabilità delle relazioni e la continuità dell’accesso alle cure sanitarie, tutti fattori che hanno un impatto diretto sulla salute e sulle opportunità economiche della vita adulta,.
I bambini sono particolarmente vulnerabili al loro ambiente circostante perché si trovano in fasi cruciali di sviluppo fisico e comportamentale. Rischi immediati come il sovraffollamento (che aumenta le infezioni) o strutture non sicure (che causano lesioni) creano una base di salute fragile per il futuro.
L’abitazione gioca un ruolo fondamentale nel determinare se la salute umana possa “prosperare o subire danni profondi” sul lungo periodo. Le evidenze politiche indicano che i programmi di intervento abitativo hanno un impatto a lungo termine maggiore se sperimentati durante l’infanzia, poiché agiscono preventivamente prima che i danni diventino cronici in età adulta.
Il Sistema abitativo
I sistemi abitativi si compongono di vari elementi:
- regimi e regolamenti riguardo ai contratti di affitto, dall’occupazione di una casa in modo abusivo e non autorizzato (informal tenure) all’affitto vero e proprio, la proprietà e l’edilizia sociale
- mercati immobiliari: in che misura guidano l’economia generando un utile o una fonte d’imposta e la finanziarizzazione dell’abitazione considerato un bene che genera ricchezza;
- il patrimonio abitativo—cioè il numero di alloggi disponibili in una certa area; la fornitura di sistemazioni provvisorie e per le emergenze (per esempio alloggi per donne vittime di violenza domestica)
- reti di sicurezza per la casa che includono politiche di governo, aiuti finanziari, servizi per prevenire il problema dei senzatetto e l’edilizia popolare per i più vulnerabili.
Intervenire sulle politiche e pratiche di un sistema abitativo è una via verso una migliore salute della popolazione. Ecco alcune misure: ridurre i motivi di sfratto nel mercato privato degli affitti, estendere la durata dei contratti di locazione all’inizio della stipula del contratto, e fissare un tetto al prezzo a cui le case in regioni con bassa offerta di affitti a prezzi accessibili possono essere affittate per offrire alloggi a breve termine.
Quali sono i tre pilastri del sistema abitativo sano?
I tre pilastri di un sistema abitativo che possono influenzare la salute direttamente e indirettamente attraverso il loro effetto sulla qualità degli ambienti domestici sono l’accessibilità economica, la sicurezza e l’idoneità di un’abitazione. La capacità dei sistemi abitativi di offrire alloggi accessibili, sicuri e adeguati può quindi essere utile per strategie di prevenzione e per interventi indirizzati a migliorare la salute della popolazione.
Accessibilità economica
L’alloggio è inaccessibile da un punto di vista economico, quando il suo costo rispetto al reddito familiare supera una certa soglia. I costi abitativi comprendono comunemente la somma di affitto o mutuo, riparazioni e manutenzione della casa, ma spesso includono anche i trasporti (ad esempio, per il pendolarismo) e i costi energetici. L’accessibilità economica laddove un alloggio è economicamente inaccessibile può avere un effetto negativo sulla salute mentale delle persone, in particolare per chi deve sostenere le spese di un affitto.
Sicurezza
La sicurezza nelle abitazioni rappresenta la garanzia che gli occupanti possano vivere nelle loro abitazioni senza timore di sfratti forzati, molestie o altre minacce. Di conseguenza, la sicurezza abitativa è spesso legata al tipo di possesso della proprietà. L’alloggio sicuro comprende anche alloggi a prezzi accessibili, poiché i costi abitativi elevati possono portare a trasferimenti indesiderati o forzati. Il termine alloggio precario chiama spesso in causa l’accessibilità economica come fattore di insicurezza. All’interno dei sistemi abitativi, la fornitura di reti di sicurezza in forma di edilizia sociale o pubblica supportate dal governo o in collaborazione con il settore privato o della comunità è importante per favorire un senso di sicurezza. La sensazione di sicurezza, controllo, privacy, continuità e permanenza dell’abitazione come casa è legata al concetto di sicurezza ontologica: un senso di continuità e ordine, o sicurezza dell’essere. Questi aspetti psicosociali di come le persone percepiscono la sicurezza abitativa sono strettamente legati al loro benessere e alla loro salute.
Studi recenti—principalmente in contesti ad alto reddito—hanno dimostrato che le circostanze abitative insicure, inclusa la minaccia o l’esperienza di sfratto, influiscono negativamente sulla salute e sul benessere delle persone (salute mentale, esiti su nascita e salute materna, accesso e utilizzo dell’assistenza sanitaria, mortalità, disturbi del sonno, insicurezza alimentare, comportamento sessuale a rischio). Al contrario, un alloggio sicuro può fornire una base per sfruttare al massimo le opportunità di istruzione e lavoro, con migliori risultati sulla salute. L’accesso a un alloggio sicuro è un fattore chiave delle disuguaglianze di salute nei paesi ad alto reddito e gli interventi per aumentare la sicurezza abitativa (come la fornitura di alloggi sociali e di comunità) sono considerati cruciali per i reinsediamenti dei rifugiati e per permettere agli individui di condurre vite sane e produttive.
Idoneità
L’idoneità descrive la capacità di un’abitazione di soddisfare le esigenze specifiche dei suoi abitanti (ad esempio, età, disabilità o numero di componenti del nucleo familiare) e di garantirne la buona salute, in relazione a dove è situata, le sue condizioni, dimensione e stile. In quanto tale, si tratta di un concetto ampio che comprende elementi come le caratteristiche materiali di un’abitazione, l’accessibilità, l’adeguatezza culturale e la sostenibilità. Il concetto di idoneità come pilastro abitativo si riferisce più ampiamente al rapporto tra le case e le esigenze specifiche di chi le abita.
L’accessibilità economica, l’idoneità e—in misura minore—la sicurezza dell’abitazione non possono essere scisse dalle caratteristiche del nucleo familiare residente, con cui interagiscono. Un’abitazione con due camere da letto, ad esempio, sarebbe inadeguata per una famiglia numerosa composta da due adulti e cinque bambini, poiché non soddisfa le esigenze spaziali e di privacy degli occupanti. Analogamente, l’accessibilità economica è determinata in parte dal reddito familiare, e la stabilità abitativa può essere influenzata da una serie di peculiarità familiari.
Anche la posizione di un’abitazione gioca il suo ruolo nell’influenzare la salute. Una casa ben posizionata può migliorare la qualità della vita riducendo i tempi dei tragitti casa-lavoro, favorendo l’accesso ai servizi essenziali come trasporti, assistenza sanitaria, istruzione e le relazioni con la comunità.
Tuttavia la posizione merita alcune osservazioni. Una casa economicamente accessibile in una zona lontana e isolata, potrebbe diventare meno economica considerando i costi di trasporto e l’accesso limitato ai servizi. Allo stesso modo, una proprietà ben posizionata potrebbe essere economicamente inaccessibile per molte famiglie, anche se il loro desiderio di risiedere in zone appetibili, rischia di creare problemi di sovraffollamento o condizioni di vita scadenti.
Infine i tre pilastri abitativi — accessibilità economica, idoneità e sicurezza — sono interconnessi. L’alloggio economicamente inaccessibile può avere un effetto diretto e indiretto sulla sicurezza e sull’idoneità abitativa attraverso meccanismi come il rischio di sfratto, il sovraffollamento, la restrizione della scelta del quartiere e l’impatto sulla capacità di una famiglia di mantenere le condizioni abitative. Influisce anche su altri ambiti della vita, come la spesa domestica per cibo, carburante e assistenza medica, con eventuali impatti negativi per la salute e il benessere, in particolare la salute mentale.
Per monitorare a livello internazionale la salubrità delle abitazioni sane si possono utilizzare misure standardizzate riferite ai tre pilastri (accessibilità economica, idoneità e sicurezza). I dati attuali dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sull’accessibilità abitativa e le misure disponibili per esaminare ogni pilastro dell’edilizia abitativa, consentono di delineare un quadro complessivo delle differenze che esistono tra i sistemi abitativi delle nazioni. Esiste una correlazione positiva tra accessibilità economica e sicurezza, in quanto se cresce l’accessibilità economica, cresce anche la sicurezza. I decisori perciò, in un sistema abitativo potrebbero fare compromessi, dando priorità all’accessibilità e alla sicurezza rispetto all’adeguatezza dell’alloggio.
I dati OCSE sui tre pilastri illustrano le differenze tra sistemi abitativi delle varie nazioni. Un paio di esempi: sebbene la Colombia abbia una valutazione migliore riguardo all’accessibilità economica rispetto ad altre nazioni come Regno Unito e Canada, ha uno dei tassi più alti di sovraffollamento e niente edilizia sociale da parte del governo (perciò è assente qualsiasi rete di sicurezza), segnalando che la sicurezza e l’idoneità delle abitazioni sono motivo di preoccupazione. Nei Paesi Bassi, le abitazioni presentano alti livelli di sicurezza e idoneità, con più di un terzo del patrimonio abitativo dedicato all’edilizia sociale e con bassi tassi di sovraffollamento. Tuttavia, le famiglie spendono, in media, circa un quarto del loro reddito per l’alloggio, un valore superiore rispetto a molte altre nazioni. Questi dati disponibili permettono perciò di identificare i paesi che stanno ottenendo buoni risultati in quanto a standard abitativi e di ottenere informazioni utili per strategie mirate di riforma delle abitazioni.
Ambienti domestici e salute: le strategie di intervento
Le Linee Guida OMS per l’Edilizia e la Salute hanno consentito di valutare le evidenze di letteratura e di individuare gli elementi delle abitazioni che proteggono o danneggiano in modo diretto la salute dei loro residenti. Si parla di ambienti domestici, ovvero i determinanti prossimali degli effetti sulla salute, correlati alla casa: qualità dell’aria, temperatura, sicurezza, accessibilità, rumore e esposizione a sostanze tossiche sono i principali.

Figura 2 Percorsi tra ambienti domestici e salute
La carenza di dati sull’ambiente domestico delle abitazioni ha, già nel passato, destato preoccupazione. Nel 1954, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite osservava che “la mancanza di statistiche riguardanti il settore delle abitazioni nella maggior parte del mondo è uno dei principali ostacoli per un perseguimento efficace di… azioni pratiche per migliorare le condizioni abitative”. Progressi da allora ne sono avvenuti, ma rimangono ancora ostacoli considerevoli.
Alcuni aspetti degli ambienti domestici, come la qualità dell’aria interna, la cucina con combustibili solidi e l’accesso all’acqua pulita, sono inclusi nelle statistiche The Global Burden of Disease 2021, che quantifica il danno sanitario causato da condizioni abitative inadeguate utilizzando l’indicatore DALY (Disability-Adjusted Life-Year, ovvero anno di vita rettificato per disabilità).
Il DALY è una misura basata sul tempo che combina due elementi: gli anni di vita persi a causa di una mortalità prematura (definita nelle fonti come il decesso avvenuto prima dei 64 anni) e gli anni vissuti in uno stato di salute inferiore a quello ottimale o di disabilità.
Applicato all’ambiente domestico l’indicatore permette di evidenziare come l’uso di combustibili solidi per cucinare e la mancanza di servizi igienici sicuri generino un altissimo carico di malattia, specialmente nelle regioni dell’Africa e del Sud-Est asiatico. Dimostra altresì che il freddo domestico causa il maggior carico di anni di vita persi in Europa e nel Pacifico Occidentale, mentre il caldo eccessivo ha un impatto superiore in Africa.
Tuttavia, sebbene il DALY sia uno standard efficace per quantificare il carico di malattia dovuto alle abitazioni, per numerosi aspetti degli ambienti domestici non esistono dati standardizzati (come il comfort termico o la presenza di muffa). Altro discorso invece quando gli standard sono validati: ad esempio la contaminazione da piombo nelle abitazioni e la sua correlazione con le concentrazioni di piombo nel sangue hanno permesso stime globali di pressione alta e disturbi dell’apprendimento.
Nel futuro la ricerca dovrebbe considerare prioritari interventi evidence based di ispezione dello stato di salute delle abitazioni, bonifica, trattamento medico nel caso di malattie e lesioni legate all’abitazione e opzioni di finanziamento. Spesso gli interventi sulle abitazioni non sono considerati preventivi di malattie e infortuni. Questo errore sposta inutilmente, e in modo inefficiente, i costi della cattiva salute dall’abitazione non adeguata alla professione medica. Pertanto è essenziale comprendere i costi e i benefici degli interventi per una casa sana e ottimizzare le esistenti misure di ispezione e miglioramento abitativo.
Infine, in alcuni paesi, gli interventi abitativi sono solitamente realizzati come un pacchetto integrato, non singolarmente, uno alla volta. Questa integrazione rafforza i benefici di utilizzare una cornice più ampia, quale quella proposta dall’articolo Bentley, quando si definisce un alloggio in salute, invece di concentrarsi su esposizioni singole.
Migliorare le condizioni abitative non è solo un compito per architetti o urbanisti, ma una vera e propria strategia di salute pubblica. Per ridurre le disuguaglianze, i governi devono considerare la casa come un sistema complesso influenzato dalla storia e dall’economia, agendo su leggi e mercati per garantire che l’abitazione sia un luogo dove la salute possa prosperare, non un sito che rechi danno.
Come risponde la città di Torino alla questione casa? Nell’articolo La casa come determinante di salute: che cosa succede a Torino l’assessore alle politiche sociali Jacopo Rosatelli ha risposto ad alcune domande, per approfondire il problema e offrire soluzioni.
Articolo originale
Bentley, R et al. Housing as a social determinant of health: a contemporary framework. The Lancet Public Health, Volume 10, Issue 10, e855 – e864
Foto di Brandon Griggs su Unsplash
Sintesi a cura di Paola Capra, DoRS – Centro di Documentazione per la Promozione della Salute – Regione Piemonte
