Health Inequalities Research. New methods, better insights

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E’ stato recentemente pubblicato e presentato il report: “Health Inequalities Research. New methods, better insights?” frutto del lavoro di ricerca e di collaborazione tra la Federazione Europea delle Accademie di Scienze e Studi Umanistici (ALLEA) e la Federazione delle Accademie Europee di Medicina (FEAM).

Lo scopo del progetto di collaborazione e ricerca, i cui risultati sono stati condivisi tra numerosi esperti nel corso di diversi workshop, era quello di esplorare la potenzialità di nuovi metodi per indagare il contributo che i fattori sociali portano nel generare disuguaglianze di salute per intervenire là dove l’efficacia potenziale può essere maggiore.

Sintesi del report

Le persone che stanno peggio dal punto di vista socioeconomico in media muoiono più giovani e, nel corso delle loro vite più brevi, hanno spesso più problemi di salute. Queste “disuguaglianze di salute” sono una sfida per la politica pubblica in tutti i paesi europei e sono state studiate ampiamente da ricercatori di varie discipline.

Gli sforzi della ricerca in questi anni hanno aumentato notevolmente la nostra comprensione delle disuguaglianze nella salute sostenendo lo sviluppo di politiche e interventi che possono contribuire a ridurle.

Tuttavia tre questioni fondamentali animano ancora il dibattito scientifico: (1) in che misura le disuguaglianze di salute sono causate dalle differenze di istruzione, classe professionale o reddito? (2) qual è l’importanza relativa di fattori coinvolti nel rapporto tra istruzione, classe professionale o reddito e la salute? (3) qual è l’efficacia degli interventi e delle politiche per ridurre la salute disuguaglianze?

Recentemente sono stati messi a punto nuovi metodi di ricerca quantitativa, quali: approcci “controfattuali” all’inferenza causale, applicazioni della genetica, metodi avanzati di analisi di mediazione e moderazione e metodi “quasi sperimentali” per lo studio di “esperimenti naturali” con interventi e politiche. Questi metodi promettono di gettare nuova luce su queste questioni e il report esamina i loro punti di forza e i limiti nonché i primi risultati sostanziali prodotti nell’ambito di studi che applicano questi metodi.

Concludiamo che questi nuovi metodi possono effettivamente contribuire ad una migliore comprensione delle disuguaglianze di salute, e quindi concorrere a sviluppare politiche e interventi efficaci.

Inoltre, hanno messo in evidenza diversi limiti della ricerca basata su metodi più tradizionali che devono essere presi in considerazione nell’interpretazione dei risultati degli studi precedenti. Tuttavia, i metodi più recenti hanno anche limitazioni e, se correttamente eseguiti, gli studi convenzionali conservano il loro valore. Per giungere a conclusioni più solide, sarà spesso necessario “triangolare” i risultati degli studi con approcci diversi, tenendo conto dei punti di forza e di debolezza di ciascun approccio.

In termini sostanziali, l’applicazione di questi nuovi metodi ha portato ad alcune nuove conoscenze riguardo il ruolo causale dell’istruzione e del reddito sulla salute, nel possibile ruolo della genetica nel generare disuguaglianze della salute e negli effetti degli interventi e delle politiche sul loro contrasto. Tuttavia, è troppo presto per dire se i nuovi metodi di analisi di mediazione e moderazione modificheranno le attuali posizioni sui contributi relativi dei fattori coinvolti nelle disuguaglianze di salute.

Raccomandiamo pertanto di estendere l’uso di questi nuovi metodi e di investire nelle infrastrutture di dati necessari per la loro applicazione, come gli studi di coorte di nascita e lungo il corso della vita necessari per le analisi di mediazione e moderazione e il linkage di dati necessari allo studio degli esperimenti naturali.

Nel frattempo, vi sono prove “esplicative” sufficienti per sostenere interventi e politiche per affrontare le disuguaglianze di salute. L’attuazione su larga scala di questi interventi dovrebbe, tuttavia, essere accompagnata da sforzi di valutazione rigorosi, per i quali è necessario un più forte impegno di valutazione sia tra i responsabili politici che tra i ricercatori.

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