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Persone e popoli in movimento. Promuovere dignità, diritti e salute

Sonopiedi_sabbia disponibili i materiali del convegno “Persone e popoli in movimento. Promuovere dignità, diritti e salute”, organizzato dalla Società italiana di medicina delle migrazioni dall’11 al 14 maggio 2016 a Torino.

Si è tenuto  a Torino, tra l’11 e il 14 maggio 2016, presso l’Arsenale della pace, sede del Sermig, il 14° congresso nazionale della Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM), istituzione scientifica nata nel 1990 e volta alla difesa del diritto della salute degli immigrati e alla promozione di un sistema sanitario inclusivo che sappia prendere in carico le domande di assistenza di tutti gli individui, indipendentemente dal loro status giuridico e la loro provenienza.

 

Da una parte vi sono le devastanti difficoltà di centinaia di migliaia di persone in fuga da conflitti e da condizioni di vita inaccettabili, migranti forzati in un continente sempre meno capace di accoglierne i bisogni primari, tra cui addirittura quello di sopravvivenza: 3.800 i morti contati nel Mediterraneo nel 2015, a fronte dello sbarco in Europa di circa 1.000.000 di persone, di cui quasi 154 mila sulle coste italiane. Soltanto 100 mila gli accolti nel nostro Paese, andati ad accrescere la quantità di stranieri presenti in Italia, che al 2015 risultano essere quasi 6 milioni, di cui 5 effettivamente residenti, per un contributo pari al 9% della popolazione totale. Una componente importante, per quanto ancor inferiore a quella presente in altre aree geografiche europee, all’interno della quale si annidano importanti sacche di vulnerabilità: la popolazione carceraria, ad alta presenza di stranieri, le comunità non integrate, le fasce più povere che allo status di straniero aggiungono le difficoltà dell’indigenza economica.

 

Dall’altra vi sono le mancate risposte in ambito istituzionale. Questo vale sia per l’incapacità delle istituzioni europee di dotarsi di una chiara e innovativa governance continentale in ambito migratorio, preferendo delegare ai governi nazionali la gestione dell’emergenza. Con la spiacevole conseguenza che molti Paesi, supportati da un riemergente nazionalismo e da un’opinione pubblica in cerca di un facile capro espiatorio su cui sfogare anni di crisi economica, hanno adottato politiche restrittive, implementando espulsioni e misure contenitive che negano i diritti fondamentali degli individui . Ma vale anche per le scelte in ambito di politica economica, che in periodo di recessione, hanno approvato politiche di austerity e ridotto la spesa pubblica destinata all’accoglienza e alla cura dei migranti.

 

Quale l’effetto netto di queste dinamiche sul benessere fisico e mentale dei migranti e sulle capacità sistemiche di tutela? Come garantire la salute dei migranti in condizioni di maggior vulnerabilità e tra questi in particolare quelli in restrizione di libertà e in misura di tutela? Ma non solo: esistono in un contesto così polarizzato possibili approcci innovativi e nuove esperienze di governance della salute che superino le difficoltà attuali d’azione? Una via promettente sembrerebbe la collaborazione pubblico-privato sociale: quali sono le sue caratteristiche?

 

Su tutti questi interrogativi si sono confrontati  oltre 300 partecipanti al congresso, provenienti da tutta Italia, che hanno discusso sulle tematiche proposte da 12 interventi in plenaria e da oltre 110 contributi, tra comunicazioni e poster, alla ricerca di raccomandazioni efficaci e di soluzioni

praticabili, nella consapevolezza che soltanto a partire dalla difesa della salute si possa facilitare l’integrazione e la partecipazione dei migranti.

 

Tutti i materiali del convegno sono disponibili cliccando qui